sabato 18 gennaio 2014

"Confessioni di un local sgasato"

 C'era una volta un gruppo di ragazzi motivati. No, non è l'inizio di una favola, è l'inizio di una bella storia, una storia di sei ragazzi, provenienti da città diverse e che si erano conosciuti a Torino. Dei ragazzi un po insoliti, dicono che gli piaceva scalare e che gli piaceva proprio tanto. Dei ragazzi dediti all'allenamento, che non vedono tanto la roccia (in confronto a quanto vedono la plastica) ma che quando ne hanno l'occasione lasciano il segno. Si narra che la stagione delle gare era finita da un po e la loro voglia di scalare non poteva essere controllata con qualche giornata di scalata vicino casa, gli serviva una viaggio, una spedizione, qualcosa di grosso insomma, in un posto nuovo e che li avrebbe potuti soddisfare. Partirono il giorno dopo Natale senza un piano preciso, l'importante per loro era scalare e divertirsi facendolo. Come meta avevano il centro Italia, per la precisione un paesino di costa dove avevano sentito che si trovava una grande grotta che avrebbe potuto soddisfare le loro strane voglie. Si facevano chiamare gli SperlonGasati... Si sentivano così fighi che hanno perfino fatto un video di presentazione quindi non sprecherò parole per presentarli, vi basta guardare da voi di che soggetti stiamo parlando.
 
 
 
Qualcuno si trovava sul luogo e ha riportato le testimonianze: sono stati avvistati alla grotta il 27 Dicembre, quando molti erano ancora sommersi dai pandori natalizi. Ogni giorno arrivavano e
"La danza dei cavalieri"

iniziavano a lasciare molto permalosamente i rinvii su migliaia di tiri, volevano provare questo, volevano provare quello... Come se avessero avuto solo 10 giorni all'anno per arrampicare in falesia... E la scocciatura era che poi li chiudevano anche, alla faccia nostra che provavamo quei tiri da mesi.

C'era una ragazza in particolare, mi sembra si chiamasse Federica, che dava sui nervi. Ogni volta che partiva su un tiro potevi andare a fare il bagno, tornare e te la ritrovavi sempre lì, due prese più sopra.. Sembrava proprio che non si ghisasse, cacciava tallonaggi dappertutto e non smetteva di scalare prima di aver fatto almeno 8 tiri. Mi hanno riferito che in 5 giorni dentro quella grotta abbia chiuso due 7c e un 7c+ a vista, un 8a e quel maledetto 8a+ “La danza dei cavalieri”, con quella sezione che quando anni fa l'avevo chiuso mi ero chiesto se una ragazza potesse mai passare un singolo del genere. Un apertura lunghissima di sinistro da un buco buono a una tacca schifosa, diecimila cambi piede e agganci per riuscire ad accoppiare e poi incrociare di destro ad un cornetto, riprendere un rovescio vicino ai piedi e sparare alla presa salvezza. Tutto questo sotto un tetto. Per fortuna che non ero presente quel giorno...
 

Un altro ragazzo, Marcello, invece, mi ha dato più soddisfazioni. Si è fissato tutti i giorni a provare “Ciccio formaggio”, un 8c molto estetico sul lato sinistro della grotta. Lui, almeno per una volta, si
"Ciccio formaggio"
sarà sentito scarso. Ha provato quel tiro almeno dieci volte. Tutti i giorni si scaldava e ci faceva due o tre giri, cadendo sempre una presa più sopra e arrivando l'ultimo giorno a due prese dalla fine della parte dura. Che sfigato! La prima parte è un tiro di 8a+ che ti stanca per bene, poi ci sono 15 movimenti che, presi singolarmente non sono difficili, ma in continuità ti fanno capire quanto non ti tieni. A fine vacanza sembrava molto deluso per non essere riuscito a chiuderlo. Ma cosa volete.. Non si può pensare di arrivare in una falesia e chiudere il tiro più duro in pochi giorni! Ah no... mannaggia... quello è successo... beh preferisco non parlarne per mio orgoglio personale. [ndr: Stefano Ghisolfi chiude “Grandi gesti” 9a]


Con il nuovo anno non si sono più visti nella grotta, è proprio vero che si dice “Anno nuovo, vita nuova.. senza più mocciosi tra le palle!” Si sono spostati più su, nelle falesie di Grotti e Ferentillo.

Su quelle pareti di conglomerato ha la meglio chi tira bene i buchi, ma purtroppo sono capaci anche di quello... Malgrado il brutto tempo sono riusciti a chiudere qualche via dura: un 8a e un 8a+ Federica (“Alto gradimento” a Grotti e “So sexy” a Ferentillo), un 8b+ “Ridi mo'” e l'8a+ “Underworld” a vista Marcello (che dopo di questa mi sta già meno simpatico).

L'ultimo giorno di scalata previsto ha diluviato e non si sono mossi dall'appartamento se non per andare a vedere le cascate delle Marmore. Ma finchè le guardano e non vogliono scalare anche quelle io non mi lamento.



Ho visto poi da un video che gira su internet che sulla strada del ritorno hanno fatto tappa a Bismantova, una falesia vicino Reggio Emilia. Marcello aveva un progetto in quella falesia: “K-Rock radio station” 8b+. Una via che aveva provato molto prima di andare a studiare a Torino ma poi non era più tornato a provarla quando era in forma e così voleva chiudere i conti una volta per tutte. Un giro di ricognizione per ripassarsi i movimenti e per poterla spiegare a Stefano che, con la sua irritante leggerezza, la passeggia flash e mette ancora più motivazione in Marcello a fare altrettanto. Parte convinto sulla prima parte e arriva fino al riposo con facilità, da lì in poi era solo questione di stringerle e portarle basse. E così fu.
 

Non invidio quelli che erano al settore “Gare nuove” quel giorno, soprattutto coloro che si stavano lavorando K-Rock... Sti ragazzi forti dovrebbero rimanere a casa loro, in palestra, a tirare prese di plastica... Già sono pericolosi quando vanno a scalar da soli, se viaggiano insieme finiscono per fare danni... è irritante vedere come si motivino tra di loro a vicenda! Meno male che adesso se ne sono tornati al Nord, ad allenarsi. Basta che poi non tornino...

Firmato: local anonimo del centro Italia

 

sabato 7 dicembre 2013

Una stagione a V

Pochi giorni fa ho iniziato a pensare che ormai siamo alla fine del 2013 e, quindi, ho iniziato a farmi qualche domanda sulla mia annata di lotta con la forza di gravità. 

La forma che mi è venuta subito in mente è la lettera V, perchè ho iniziato con la prima tappa del TCC, il circuito torinese con un livello quasi di Coppa Italia, in splendida forma, nonostante fossi ancora in pieno periodo di carico. La sfortunaè stata che, al primo giro sul blocco di finale, ho lacerato la puleggia dell'anulare sinistro in modo abbastanza pesante. Da qui ho iniziato una discesa verso i minimi storici della mia forma atletica. Nei mesi successivi mi sono concentrato sul recuperare l'infortunio e cercare di tornare in forma il più velocemente possibile.

Pensando alla concretizzazione dei miei sforzi, ho iniziato a elaborare i risultati che ho conquistato e, devo dire, sono abbastanza soddisfatto. Sono riuscito a recuperare la forma in fretta e, escludendo lavori molto specifici sulle dita, mi sono divertito a spingere sempre più al limite il mio corpicino così tendente agli infortuni. Proprio così. Se facessimo una classifica in base agli infortuni in un anno, sarei sicuramente molto più competitivo che aggrappato agli appigli; in dieci mesi ho lacerato una puleggia, ne ho infiammata un'altra, ho contratto due epicondiliti, tre contratture di lieve entità, quattro talloniti e numerosi taglilividibottecapocciategomitateect... Ma cosa posso farci? Scalo, non gioco a scacchi!


Arrivando finalmente ai vari highlights, sono riuscito ad alzare il grado su roccia sia con la corda (fino all'8b) e sul boulder (8A+ lavorato, 7C+ flash). Anche nelle gare sono riuscito a migliorare, riuscendo a rientrare nei primi dieci sia in EYC di boulder, che in Coppa Italia Boulder, dove ho conquistato anche un podio con una bella faringite. Ai Campionati Italiani Giovanili di Arco ho conquistato due bronzi, che forse valgono più degli ori dello scorso anno, visti gli infortuni che mi son accalappiato nel 2013. Inoltre, grosse soddisfazioni arrivano sempre dai raduni boulder, come il BardBoulderContest o FinaleForNepal, dove riuscire ad essere sul podio in mezzo a tanti ragazzi forti, dopo parecchie ore di gara, è sempre bello.


Con le aziende con cui collaboro, ovvero Scarpa, Ferrino ed EvoClimb, ho avuto l'occasione di testare nuovi prodotti che sicuramente diventeranno un must nell'ambiente della scalata, a loro va il mio ringraziamento per aver creduto in me ed avermi supportato.

 Anche alle palestre a me care, il B-Side di Torino e il.Punto di Borgo San Dalmazzo, va il mio ringraziamento, perchè mi hanno supportato, mi hanno dato l'opportunità di poter fare quello che mi piace, di scoprire posti nuovi, di divertirmi, di imparare e soprattutto di farmi sentire parte di una seconda famiglia...Grazie Ragazzi!



Stay tuned for 2014..!

Ale


venerdì 15 novembre 2013

La guerre de rame n'aura pas lieu


Giudecca
Driiiin driiiiiiin driiiiiiiiiiin. Ore 8.00. Spengo la sveglia. È domenica 27. Il Campionato Italiano Lead si è concluso solo qualche ora prima al CAT di Torino lasciandomi, nonostante la piacevole giornata e le belle vie di gara, con un po' di amaro in bocca. Mi ha illuso per bene con un inaspettato secondo posto in semifinale, ma in finale…solo tensione e bastonate sui denti. Considerando il recente infortunio alla spalla però, diciamo che all'amaro si era mescolato anche qualcosa di più dolce: tanta ritrovata motivazione. Nonostante la stanchezza quindi, e approfittando di essere rimasta a Torino per il weekend, mi organizzo con Andre e Fede per una capatina nel Briançonnais. Convinto anche Guido, ci lavoriamo per bene Liuc che rinuncia così ai suoi amati blocchi e dice di sì alla ghisa.
Mi alzo con tutta calma. Vado in cucina. L'occhio mi cade sull'ora del microonde. Segna le 9.00. Eppure ieri ho spostato l'ora sia sul forno che sul cellulare…bah sarà saltata la corrente. Colazione. No, c'è qualcosa che non torna. Chiamo mia mamma: "Che ore sono?", "Le 9.00". Merda. Andre mi aspetta per le 9.15 ad Avigliana! Mortificata lo chiamo, insisto perché vadano senza di me, ma mi risponde di non preoccuparmi, di prendere il treno dell'ora dopo, mi avrebbero aspettato lì. Infilo qualche soldo in più nel portafoglio per le birre che come minimo avrei dovuto offrire e vado in stazione. Salgo sul treno. Ore 9.45. Perché non parte? Sarà in ritardo come al solito. Ore 9.50. Ore 9.55. No, c'è di nuovo qualcosa che non torna. Finalmente becco un controllore. "Mi scusi ma…", "Hanno annullato la corsa. Il treno parte alle 10.45". Non ci posso credere. Richiamo Andre, insisto di nuovo e a maggior ragione perché vadano senza di me, ma niente da fare: "Prendi la metro, vengo a recuperarti a Collegno, scaliamo in Val di Susa". Fede, Liuc e Guido mi ammazzano.
Dopo poco meno di un'ora Andre finalmente mi recupera alla metro. Raggiungiamo gli altri ormai alla millecinquecentesima sizza della mattinata per colpa mia. Quindi? In fin dei conti non è poi così tardi…Neanche il tempo di infilare zaini e corde in macchina che siamo già lanciati in direzione Briançon, destinazione: La Roche de Rame.

Un paio di pains au chocolat ed eccoci sotto la Roche, falesia che spunta proprio nel cuore dell'omonimo paesino nascosta dietro ad un paio di casette. Strapiombante, a tacche e buchi, dura. Perfetta. Ma la sfiga che mi tormenta dal mattino decide di seguirmi anche in Francia, di passare la frontiera e di regalarci una bella pioggerella fastidiosa. Come se non bastasse il tiro che voleva provare Andre è bagnato. Vai così…
Fortunatamente la pioggia passa. Ci scaldiamo, o meglio: tiriamo come dei disperati sin dal primo giro visto che i tiri facili fan cacare e "La guerre" è una vera e propria guerre. Poi iniziano i tentativi. Così, dopo essermela guardata con calma, provo un giro secco. Ma trovo lungo sin dalle prime sezioni e arrivo al passo duro demolita. Neanche il tempo di impostare il movimento e casco come un sacco di patate. Guardo su: non sono neanche a metà tiro. Che legno! Mi ripasso tutto per la seconda volta e scendo. Al terzo giro sono talmente stanca e ghiacciata che non riesco nemmeno a partire. Niente, non mi entra più nemmeno la partenza. Che nervi. "Facci comunque un giro cattiva, fin dove riesci. Prendilo come allenamento" mi dice Andre. Che nervi. Che nervi. Aspetto che il sangue torni nelle dita, mi segno un paio di piedi migliori per partire e finalmente schiodo le chiappe da terra.

Difficile dire cosa sia successo, forse semplicemente la sfiga ha deciso di concedermi un attimo di tregua, fatto sta che è andato tutto per il verso giusto...
Sbacchetto già sui primi movimenti, al riposo è più quello che perdo che quello che recupero, ma arrivata al passo duro imbrocco perfettamente la sequenza. Quasi senza fatica la supero, la testa libera da pressioni e pretese e il corpo un tutt'uno con la roccia. Raggiungo il secondo riposo. Sono vuota, bollita. Il peggio è fatto, ma non mi do 100 lire. Sicura di cadere riparto, decisa a dare tutto comunque. Poi il tifo, le ultime teste indietro e la zappa. Adesso non mi tira più giù nessuno. Sghiso un'infinità di tempo su quel lamone, mille pensieri tornano ad affollarmi la mente. Li scaccio via di nuovo e riprendo a scalare. Mi ritrovo davanti alla catena. La corda passa nella ghiera e finalmente alleggerisce il peso dalle braccia. Di quell'amaro in bocca non c'è più traccia, solo la stessa frase che per la terza volta in questa barzelletta di giornata mi rimbomba nella testa: non ci posso credere.
A condire il tutto medioni, frites e chiacchiere arrampicatorie. Non avrei potuto chiedere di meglio. Peccato solo per Fede che, sebbene ne avesse il triplo di me, si è mangiata il giro buono per un piede scivoloso. La prossima volta lo spiani!
 
Giudecca
Il weekend successivo, blindata in valle causa compleanno del capo (la mamma), lo passo alla ricerca di qualcuno che non sia nel finalese per due tiri in bassa valle. Alla fine rimedio una stretta sia venerdì che domenica. Nel nuvoloso e umido venerdì pomeriggio metto le mani su Faith, 8a che chiudo al terzo giro della giornata. La domenica, questa volta sotto un sole jamaicano, imbrocco anche Giudecca, 7c+. Due linee spaziali, a mio avviso dure uguali (forse complice la poca aderenza della domenica), ma che sicuramente niente hanno a che vedere con il tiro francese:
"La guerre de rame n'aura pas lieu" in giornata rimane una delle mie più grandi soddisfazioni arrampicatorie :)

Ringrazio Paolo per le foto su Giudecca e la buona volontà di Mario per quelle su Faith che però, tra buio e una macchina foto dell'anteguerra, sono venute proprio maluccio.

Bside or die,
Marty

domenica 25 agosto 2013

Racing in the street

"Escalade en Briançonnais - Haut Val Durance - Queyras"
Era dal mio compleanno che continuavo a rimandare…vuoi lo studio, il meteo, il poco tempo a disposizione e la comodità di falesie più vicine e meno "sbatta". Era dal mio compleanno che quella guida, religiosamente scelta alla Libreria della Montagna in un pomeriggio di quel buio periodo esami e altrettanto religiosamente impilata insieme alle altre sul comodino, aspettava di essere sfogliata.
Ma adesso gli esami erano finiti, il tempo non mancava e Météo-France dava "beau fixe" a oltranza. Così, dopo un noiosissimo weekend passato sul piazzale del traforo del Monte Bianco a distribuire bottigliette d'acqua e volantini a migliaia di franciospi (che come pecore se ne tornavano tutti insieme a casa dalle loro "congés en Italie"), mi sfilo il tutone arancione fluo taglia L uomo e decido che in Francia questa volta ci sarei andata anche io. Chiamo Andre: "domani sera arrivo a Briançon!".

Covavo in segreto la speranza di tornare a Rue des Masques, falesia di conglomerato vicino a Guillestre dove ad aprile, durante una rapida visita in giornata, avevo fatto un paio di giri su di uno splendido 8b. E fantasticavo addirittura di chiuderlo quell'8b…ma me lo tenevo per me e alla domanda "dove vuoi andare domani?" facevo spallucce e rispondevo che era indifferente "bastava scalare e farlo su bella roccia". Ma Andre non ci era cascato…mi conosce troppo bene per credere che non volessi urgentemente tornare a provare il tiro…e così me la butta lì: "torniamo a Rue des Masques domani?". Il mio sorriso gli conferma quanto sospettato.
Di certo però né io né lui immaginavamo che quella mia fantasticheria avrebbe potuto avverarsi in così poco tempo. E invece…

"Se passi il duro sotto puoi fare un ottimo giro" penso. Parto, adrenalina pura scorre nelle braccia. Fatico, fatico un sacco sui movimenti esplosivi iniziali, ma li risolvo, raggiungo un buon riposo, sghiso e riparto. Tengo anche il rilancio di sinistra che al giro di riscalda mi era sembrato durissimo e inizio a giocarmela. Buchino dopo buchino raggiungo il secondo riposo discreto. Da lì ancora quattro movimenti separano da uno zappone esagerato oltre il quale vietato cadere.
1…"stai tranquilla", 2…"su il piede sinistro", 3…"su anche il destro", 4…"prendi la stronza", e…zappa!!! Scalo gli ultimi metri facili nel panico più totale, terrorizzata all'idea di sbagliare. Ma a poco a poco il panico lascia spazio ad un sorriso a 32 denti e la corda passa nella catena di "Racing in the street" :)
Il resto del pomeriggio lo trascorro a bambanare, svuotata fisicamente e mentalmente, e a chiedermi con quale forza Andre Zanone riuscisse invece a macinare ancora roccia dopo aver spianato flash lo stesso mio 8b. Una macchina! Chapeau!
I due giorni successivi, al contrario, "non chiappo un canale", né sul calcare di Grand Bois né tanto meno sul granito di Face Bouc. Complimenti invece a Liuc che porta a casa due 7c+ tecnici e cazzuti e a Andre che, dopo una lotta all'ultimo sangue, riesce ad avvistare un gran 7b+ con 4-5 rinvii in meno del necessario! Quanto a me…mi consolo con un po' di shopping nel negozietto di Ailefroide e con un buon pain au chocolat.

Si chiude così la vacanzina francese e, con la speranza di tornare al più presto tra quelle belle falesie, si fa rientro in Italia dove il dovere chiama: sabato è di nuovo tempo di plastica al King Rock di Verona per la seconda tappa di Coppa Italia Lead. Finalmente imbrocco la semi entrando in finale come seconda, ma come al solito braccia e cabesa mi abbandonano proprio quando non devono e così scivolo in settima posizione. "Va benissimo lo stesso" mi rassicura al telefono Andre, che dopo questa intensa settimana ringrazio particolarmente per averci fatto da guida nel sua amato Briançonnais e per avermi montato Racing, risparmiandomi una bella faticaccia!

martedì 13 agosto 2013

A week on rocks


Tornato dalla EYC presso L'Argentiere, con un buon 14esimo posto, ho lasciato la resina per dedicarmi a qualcosa dipiù duraturo che due prese su un pannello: block on rocks!



Sabato 27 parto per il Vallone di Sea, luogo di scalata abituale per i Turineis. Dopo essere arrivato a Cantoira, aver pranzato ed essermi scaladato, decido di provare un vecchio blocco che ha messo in crisi generazioni intere di climbers: Momo. Il grado è intorno al 7B+, ma il valore è molto più alto. Dopo una spazzolata, due tentativi ed una chiamata dal BigBoss Marzio, lo salgo di prepotenza. Supppper! Motivato da Marzio, che per telefono mi aveva fatto fare il giro dei blocchi di Cantoira, decido di provare la versione sit de La Bilancia, con grado intorno al 7C+. Dopo aver speso un'ora a trovare la maniera per riuscire a girare un rovescio, riesco a salirlo..: soddisfazione!
 
La Bilancia, 7C+
foto Sabrina Esposito

Il giorno seguente, il CAAI e la SASP avevano organizzato un raduno nel settore Polvere di Stelle, vero motivo del viaggetto in compagnia di famiglia e morosa. Dopo 40 minuti di smadonnamenti per il sentiero (non ero psicologicamente pronto ad affrontarlo!) inizio a scalare in buona compagnia. Dopo alcuni blocchi facili e divertenti, trovo insieme a Massimo Cedrino una bella linea su uno spigolo, con una partenza fisica ed un ribaltamento psicologico dove mostrare quanto si è coraggiosi. Dopo un po' di tentativi nasce 44 Magnum, in onore dei 44 anni di mia mamma, compiuti pochi giorni prima. Il grado si aggira intorno al 7C e la bellezza ha più valore del grado.



44 Magnum, 7C
foto Sabrina Esposito
 
 
Tornato a casa, preparo i bagagli e parto per una settimana in campeggio con il centro estivo de Il.Punto, che ha un unico scopo: scalare!

Il lunedì si consuma in fretta tra il montare le tende, il ridere ed il capire come funziona il bulder in tutti i sui aspetti: stand o sit start, spotter, crash pad, etc.

Il martedì si parte alla volta del settore Gandalf, sul sentiero per il rifugio Soria. Cerco di tenermi, scalo poco, così posso dedicarmi alle linee che voglio provare i giorni seguenti senza essere troppo stanco. Il mercoledì infatti, torniamo in cerca di linee nuove da provare: nascono così Diamante Brillante Sit start (7B), Vado a vivere in campagna (7A meraviglioso) e l'Arco, (7A). Dietro queste linee, decidiamo di provare una bella prua, data 7B+. Fatta la Stand, mi cimento con la Sit, 7C, che prevede una tirata furiosa su un monodito rovescio e un bell'incastro di ginocchio. Dopo averlo silurato con il tifo dei ragazzini con cui ho diviso la settimana, torno al campeggio. La sera è volata andando ad ''assaltare'' la vicina colonia di Don Bosco, che si può riassumere con una citazione a caldo: ''ci hanno visti le Pinguine, viaaaaaaaaaaaa!''

Pronti per l'attacco!
foto Sabrina Esposito
 
Conclusa la serata, andiamo a dormire ultrapompati per il giorno dopo. Il giovedì decidiamo di andare in un settore distante dal campeggio e, dopo un'ora di cammino, iniziamo a scalare. Il blocco con cui sono iniziate le danze è Wonderfull, un'impressionante prua con il nome che riassume tutto quello che c'è da sapere su questa linea. Dopo, in compagnia di tutti i bocia, decido di provare un vecchio progetto, una fessurina fisica con un incastro doloroso ed una bella sbandierata finale. Grazie al tifo, tengo incredibilmente la bandiera e in loro onore lo battezzo New Power Generation: grazie ragazzi!

L'ultimo giorno, venerdì, optiamo per un po' di relax: masso della Madonnina e poi pizzata la sera. Dopo essermi scaldato su qualche movimento tranquillo, provo una delle ultime linee: La regola di Andre. C'è poco da capire, qui bisogna erogare. Dopo quattro schiaffoni e un lancio finale mi trovo in cima a questo 7B+ bello fisico: totale! Appena seduto sui pad, noto che ci sono due tacche che consentono una super sit start che aggiunge due movimenti molto duri alla linea. Con l'ormai immancabile tifo, riesco a risolverlo con un ingegnoso incastro che mette a dura prova le mie Boostic. Decido di chiamarlo Dave's secret, e propongo l'8A anche per lui.

Aspetto dei ripetitori che mi diano un riscontro sul grado!



Non può mancare il ringraziamento a tutto il team di questo campo estivo, quindi grazie a Pietro, Sabrina, Pietrino, Davide, Nadine, Athos, Morgana, Emiliano, Wood, Elisa, Ernesto, Paolino, Viola, Anita, Leopold, Michele e Gian.

NewPowerGeneration!

domenica 21 luglio 2013

TRIPLETTA

Estate: caldazze e libri, libri e caldazze. No…così non va…tocca ritagliare del tempo e ritagliarlo al fresco. Tocca studiare un paio d'ore al mattino, scalare tra fine mattinata e primo pomeriggio e studiare di nuovo la sera. Tocca rifugiarsi all'ombra dell'Onda, tirare scavi brutti e lontani, sparare quattro cagate in compagnia, ma soprattutto cercare di sfruttare la forma finalmente ritrovata dopo mesi che non si faceva vedere.

Ma il primo giorno in Val di Rhêmes son solo bastoni…provo "Geronimo", la linea più naturale della falesia, un bell'8a con una fessura tecnica e delicata in partenza che però a metà tiro si interrompe, rendendo così necessari due begli scavoni ignoranti, per poi riprendere poco più su, nello strampiombazzo dell'Onda. Risolti tutti i singoli, azzardo due tentativi secchi, ma dopo una "sagra di snappi" cado per due volte al blocchetto finale imprecando contro gli umidi della giornata. Torno tre giorni dopo con Liuc e Guidone…rapido giro di ricognizione e poi…approfittando del fresco e dell'aderenza salgo precisa, leggera, senza fatica, fino alla catena dove col sole piantato negli occhi rischio di mancare la zappa finale, ma poi la "inzippo" e metto nel taschino il primo punto della stagione :) Ancora assetata di ghisa scrocco a Guido corda e rinvii per dare un'occhiata a "Cavalca l'onda", altro 8a della falesia. Mi trovo les méthodes giuste e sparo un giro a muerte, cadendo davanti alla catena con due belle bottiglie al posto degli avambracci. Non male!! Prossima volta lo spiano!

Se…le ultime parole famose…torno su settimana, ma per ben due volte esplodo nel tentativo di piazzare un tallone improbabile con il quale avrei dovuto "tenermi dentro" e moschettare la catena. Cagate! All'ennesimo fiondo capisco che i piedi questa volta servono a poco: un bel bloccaggio di sinistra e si rinvia. Ma al terzo giro son sfondata e così di nuovo giù, con tanto di corda in mano, smadonnando contro quel moschettone di merda che si era pure girato e regalando ghignate a tutta la falesia! Chiamasi sfiga...
Cavalca l'onda
Cavalca l'onda
La domenica son di nuovo lì, motivata più che mai…complice l'essere rimasta prima esclusa dalla finale di Coppa Italia Lead a Lanzada il giorno prima. Giro di riscalda/pulizia e si parte. Son stanca morta, ma la testa "non sente seghe". Comanda di salire, di sghisare la mano sinistra finché la destra non si apre, di bloccare basso l'ultima tacca, di prendere la corda e di passarla in catena. E così faccio, guadagnandomi il secondo punto dell'estate :) certo che se la cabesa avesse funzionato così anche in gara sarebbe stato meglio.

Il weekend dopo, invece, è tutta un'altra storia…questa volta si parla di Francia, di un calcare a buchi perfetto, di tiri spaziali al fresco e di un panorama mozzafiato. È così che, nonostante le peripezie per raggiungere la falesia e l'avvicinamento non dei più relax, io, Liuc, Guido e il Bogli ci lanciamo alla conquista di Foron, una delle mie falesie preferite a circa un'ora da Chamonix. Dopo un 7a e un 7a+ splendidi decido di partire su "À maman ça", 8a che avevo visto provare a mio fratello qualche anno prima. Nemmeno la soffiata di un simpaticone di fiorentino "Sai che l'han degradato? Pare che adesso lo diano 7c+" mi desiste dal provare una linea che solo a guardarla sembra bellissima…parto e approfittando dei rinvii già piazzati e di qualche dritta da un inglese ben più cordiale dell'italiano mi diverto su quella pancia a buchetti, trovando piedini e intermedi per i passi più boulderosi e buoni riposi nelle sezioni meno intense. Scendo. "Davvero stupendo" penso "posso farlo". Riposo, mi concentro, parto. Salendo metro dopo metro, presa dopo presa, unendo movimento dopo movimento e godendomi quella roccia speciale, quel posto speciale, quel momento speciale…mi ritrovo fuori dal duro. Ancora qualche buco buono e…clac :) Ma neanche il tempo di prender fiato che sento "Allora cosa ne dici? 7c+ o 8a?". "Sulla guida c'è scritto 8a" rispondo. "Inizia a chiudere i tuoi 7c" penso.
E con il terzo punto in saccoccia e il sorriso stampato in faccia aspetto che anche gli altri si sazino di ghisa e bella roccia, già carica per le finali del Campionato Europeo e per la festaccia che ci aspettano a Chamonix.

À maman ça

Ps: sbaglio o siamo 3 a 0? ;)



giovedì 18 luglio 2013

Valle Gesso Block


Come tutti i miei colleghi climbers, quando arriva l'estate è tempo di roccia al fresco. Per me però, questa è un'estate diversa, ha un sapore diverso... Ha il sapore di fine maturità (con un bel 92), ha il sapore di auto e patente... Ed ha il sapore di project!

Fino allo scorso anno, avevo qualche problema ad affrontare i blocchi duri... Rimanevo sempre un po' indeciso sulle methode, sui movimenti... Dopo parecchi confronti con scalatori molto più sgamati di me, ho trovato la strada giusta: dare sempre il massimo. Osare. Crederci davvero fino in fondo.

Il posto in cui ho deciso di concentrare la mia attenzione è stata la Valle Gesso, lo Zillertal italiano secondo molti. Partendo molto motivato, decido di andare al Bandito, nota falesia cuneese, con un gran numero di gradi alti. Pochi sanno che ci sono anche molti passaggi boulder difficili ed alcuni ancora da liberare. Dopo un veloce riscaldamento assedio un blocco convinto di provarlo come allenamento, visto che la roba ultrafisica non mi si addice molto. Risolti tutti i singoli, ho lavorato un po' per connetterli e, alla fine, sono venuto a capo di questo 8A, non dei più duri secondo me.

Due scatti al Bandito
foto S. Esposito
Il giorno dopo, parto deciso a provare Bellerofonte, un altro 8A di Chris, ancora irripetuto. Trovandolo bagnato, decido di buttarmi sul fratello maggiore, Big Fish, con grado intorno all'8A+. Linea mozzafiato, movimenti totali, mi riescono tutti... E... Uscita bagnata! Delusione. Torno a trovarti presto, pesciolone!

Due scatti su Big Fish 8A+
foto S. Esposito
Non contento, decido di visitare un posto nuovo, il Masso della Madonnina, a San Giacomo di Entracque. Arrivato, decido di provare The John Legend, un traversino complicato con mille eliminanti intorno all'8A. Dopo un'ora di tentativi, parto deciso, supero il rovescio infame, acchiappo il bordo.. L'ho risolto! Mi sento la fronte bagnata. Strano, non mi sembrava di aver sudato tanto... Alzo gli occhi al cielo... Stava venendo giù il mondo. Tornato il fretta e furia al Terios fiammante torno a casa, carico come non mai.
 Ovviamente, grazie a Manu e a Sabrina per le parate, le foto ed il supporto!
POWER!



Ale